Titolo: IL COLLEZIONISTA DI URLA (titolo provvisorio)

Autore: Max Fiorelli 

Genere: Thriller/Crime

Pagine: 550 c.a.

Sito dell'Autore: www.maxfiorelli.com

I romanzi di Max Fiorellihttps://www.amazon.it/s/ref=nb_sb_ss_c_2_12?__mk_it_IT=ÅMÅŽÕÑ&url=search-alias%3Ddigital-text&am...

 

SINOSSI BREVE

Harry Castellano, un ex detective di Miami, è a Roma per promuovere il libro che lo ha reso famoso. Ma il celebre scrittore è frustrato, insoddisfatto. Quel libro non è il suo, egli lo ha rubato. Non riesce ad apprezzare gli agi che gli sono piovuti addosso, poiché li ritiene immeritati, nondimeno non ha il coraggio di tornare alla sua precedente, mediocre esistenza. La vita frivola e incostante dell’americano viene sconvolta quando Carlotta, la figlia del suo agente italiano, appena conosciuta ad una cena all'ambasciata degli Stati Uniti, viene brutalmente violentata ed uccisa. Castellano è a questo punto di fronte ad un bivio. Egli sa qualcosa sul delitto, perché è l’ultimo ad averla avvistata, alle prese con uno sconosciuto che l’ha tamponata in mezzo alla strada, ed è corroso dai sensi di colpa. Vorrebbe mollare tutto e tornarsene negli Stati Uniti, ma commettere un gesto simile significherebbe urlare al mondo la verità che lo sta consumando: l’impavido detective Harry Castellano non esiste più. A Castellano non rimane quindi che gettarsi a capofitto nelle indagini, dando inizio al suo cammino di redenzione. Ad aiutarlo ci saranno la sorella di Carlotta, Gaia, e la giornalista d’inchiesta Fabiola Mansaldi. Due donne animate da ideali differenti, due individualità antitetiche che sono a loro modo la nemesi della femminilità che Harry Castellano preferisce. La situazione del detective si fa più complessa quando il killer decide di sfidarlo direttamente, violentando la sua fidanzata romana. Questo scempio risveglia un bisogno irresistibile di vendetta nell’americano, originando un forte processo di identificazione Castellano/lettore che detterà il ritmo serrato dell’ultima parte del romanzo. Mentre Castellano continua ad indagare da solo – gli investigatori italiani sono sotto ricatto –  scopre che l'auto che ha tamponato quella di Carlotta corrisponde a quella di altri stupri irrisolti e capisce di essere vicino alla verità. Gli servirebbe altro tempo ma, quando Gaia viene rapita dal mostro, Castellano è costretto a lavorare più alacremente. Riesce a scovare il covo del killer, ma cade in una trappola da cui lui e Gaia saranno salvati solo grazie alla giornalista Fabiola. Uno dei due killer muore, l’altro riesce a fuggire. Dopo questo parziale successo, Castellano non si dà per vinto, e comincia a nutrire dei sospetti verso il console americano Furlton, conosciuto il giorno del suo arrivo a Roma. Sospetti che vengono confermati quando incontra nuovamente l’uomo: la moglie del console indossa un braccialetto, lo stesso sottratto a Carlotta durante l’omicidio. Ma il detective non ha prove concrete e il console è un uomo potente. Deve aspettare. Riuscirà a catturarlo mesi dopo, a Miami, cogliendolo in flagrante sul suo yacht. Lo scrittore e il detective dentro di lui fanno pace, e un Castellano risorto può finalmente condurre l’esistenza che anelava con la donna che ha scoperto di amare, Fabiola Mansaldi.



IL COLLEZIONISTA DI URLA

(titolo provvisorio) 

di Max Fiorelli

 

 

 

1.   I punti di forza di questo libro 

La struttura  

La storia viene presentata al lettore in terza persona, attraverso tre piani narrativi principali che si intersecano fra loro in modo chiaro e lineare, creando quel meccanismo di fervida curiosità che spinge il lettore a voltare continuamente pagina. I capitoli sono brevi, d'impatto, costruiti sapientemente per far scoprire a chi li sfoglia il susseguirsi degli eventi attraverso il punto di vista del protagonista, dell'antagonista e della donna che coadiuva nelle indagini.

Tre piani dunque, ma anche tre “visioni” della storia, due maschili ed una femminile, che raccolgono le emozioni dell'intera platea di lettori, permettendogli di identificarsi con l'uno o l'altro personaggio.

Sotto il profilo della costruzione strutturale, il manoscritto in oggetto è assimilabile allo stile narrativo di Donato Carrisi, Michael Connelly e James Patterson.

 

    I contenuti  

Il meccanismo di indignazione/identificazione è molto forte in questo romanzo. Grazie anche alla struttura testuale, il lettore segue le indagini da vicino, di pari passo con il protagonista e gli altri personaggi principali. Ciò gli permette da un lato di immedesimarsi con i “buoni”, di far propri i loro successi e le loro frustrazioni, mentre dall'altro colui che legge sente crescere in sé quel senso di indignazione e di rabbia nei confronti del villanus che lo spinge a pretendere che giustizia sia fatta.

D'altro canto la lettura è arricchita dalla complessità caratteriale del protagonista, dalla sua umanità. Harry Castellano non è il “buono” per antonomasia, il giustiziere senza macchia e senza paura che persegue indefesso la ricerca della verità. È piuttosto un personaggio, come quelli che oggi i lettori tendono a preferire, carico di debolezze, di cedevolezza, di contraddizioni.

È quindi un uomo “normale”, “reale”, che si troverà di fronte al grande e comune dilemma se agire (e quindi rischiare) o piuttosto voltarsi dall'altra parte.

Nella prima parte del libro, l'autore traghetta il lettore verso la tesi della passività: Harry Castellano è un ex-poliziotto di Miami che si è trovato travolto da un improvviso successo grazie ad un libro che, in fondo, non è stato nemmeno lui a scrivere.

È il classico soggetto che scatena, sia nelle donne che negli uomini, sentimenti ambivalenti di attrazione e repulsione, entrambi funzionali alla lettura. Conduce uno stile di vita invidiabile, è un uomo attraente che ha successo con le donne e a cui non manca nulla.

Eppure avverte un senso di inadeguatezza e di irrequietezza, evidente nella sua dipendenza da alcol e sesso, che gli impediscono di godere appieno della propria condizione privilegiata. Con l'avanzamento della storia, il lettore si accorge infatti sempre più che l'unico modo che Harry Castellano ha per spezzare quest'inerzia è lasciare alle spalle i propri agi, ritrovando la propria vera natura: quella di detective.

Proprio grazie all'avvincente intersezione dei piani narrativi, il lettore si troverà ad attendere impazientemente che l'arco del protagonista si compia (rivelandone i lati caratteriali più condivisibili), che il senso di giustizia prevalga e che la verità venga a galla.

Parallelamente alla maturazione del protagonista, infatti, aumenta l'indignazione nei confronti dell'antagonista, i cui reati (degli stupri) suscitano un disgusto tale da generare una vera e propria esigenza di giustizia che, a tratti, assume le sembianze di un anelito di vendetta.

    

Lo stile

 

Lo stile di scrittura di Max Fiorelli si adatta perfettamente al genere in cui il manoscritto si inserisce. Palesemente ispirato alla narrativa thriller di scuola americana, il manoscritto in presentazione ha uno stile semplice, diretto, senza fronzoli.

L’autore evita volutamente il ricorso a proposizioni eccessivamente lunghe, limitando la presenza di subordinate. Coerentemente con le esigenze strutturali del testo, l'impaginazione è altresì studiata per rendere il flusso di testo scorrevole e stimolare la curiosità del lettore. L’autore utilizza frequentemente il discorso diretto e la punteggiatura per facilitare la comprensione e l’avanzamento della storia.

Sul piano stilistico il romanzo rievoca i grandi classici del thriller americano e internazionale. Contiene quella ricerca del dettaglio ed introspezione tipiche di Nelson DeMille e Giorgio Faletti, senza rinunciare a quel linguaggio diretto, schietto, quel ritmo serrato tipico di Michael Connelly, Patricia Cornwell e Dan Brown.

 

Gli elementi di assimilazione al genere thriller di stampo americano

 

Da quanto finora analizzato, il romanzo di Max Fiorelli può essere considerato una fusione tra il genere poliziesco ed il classico thriller.

L'articolazione delle indagini e gli sviluppi deduttivi del detective sono arricchiti quindi dagli elementi caratterizzanti di tensione e suspense.

L'anticipazione studiata di taluni elementi della narrazione in un piano narrativo genera l'aspettativa nel lettore ed il desiderio di scoprire l'avvicendamento degli eventi per gli altri personaggi.

I frequenti colpi di scena scuotono il flusso narrativo e ne intensificano l'imprevedibilità. Le descrizioni caratterizzano, senza appesantire: concedono al lettore schizzi fortemente “visuali”, quasi cinematografici, funzionali alla narrazione e alla costruzione dei vari personaggi.

 

 

2. Il potenziale internazionale 

Il romanzo in oggetto è stato pensato dal suo autore come un thriller di respiro internazionale. Ogni suo elemento, sia stilistico che narrativo, si presta allo scopo di raggiungere un pubblico tanto italiano, quanto straniero.

Abbiamo ragione di ritenere che i diritti di traduzione in taluni mercati europei particolarmente sensibili al genere – come Germania, Francia e Regno Unito – possano essere venduti con facilità. In quanto italoamericano, poi, il protagonista è destinato a riscuotere successo anche negli Stati Uniti, laddove presenta elementi in comune con i detective di molti altri romanzi, arricchito da quell’”italianità” che, all’estero, non smette mai di essere di moda.

 

 

3. Gli elementi di unicità del testo in presentazione

 

        Il protagonista 

Harry Castellano è un personaggio originale e moderno: una celebrità, un italoamericano con un passato da poliziotto che sovverte alcuni degli archetipi più amati dagli appassionati del genere.

Non solo un detective, non solo uno sciupafemmine, è contraddittorio e mai scontato.

È innovativo poiché suscita emozioni inedite ed altalenanti, ma allo stesso tempo tradizionale poiché non tradisce il lettore e la sua intramontabile ricerca di giustizia.

Castellano è portavoce delle nostre più intime contraddizioni.

 

    L'intreccio e l'ambientazione 

Pur incentrandosi tout court su un'investigazione, costruita con dovizia di dettagli, l'autore riesce a mantenere elevata la tensione narrativa, anche grazie ai diversi piani narrativi ed ai ricercati colpi di scena.

Da sfondo al romanzo fa una Roma inusuale, per nulla scontata. Una città sfuggevole, complessa, a tratti inospitale, contraddittoria per molti aspetti come il protagonista che vi soggiorna. Una Roma che non sempre emerge nei romanzi del genere e che è destinata a catturare anche un pubblico internazionale.

 

    La verosimiglianza 

L'autore ha inventato una storia di fantasia, ma l'ha raccontata in modo estremamente realistico.

In tutto il testo non viene mai meno l'aderenza alla realtà, sia su un piano “logistico” che narrativo. Ambientare la storia in luoghi realmente esistenti contribuisce a rendere più plausibili i personaggi e le loro vicende, incrementando l'immedesimazione del lettore.

La descrizione dei due mondi di cui Harry Castellano è calato (quello mondano di cui si ritrova a far parte all'inizio e quello più disadorno e crudo della fase investigativa) concorrono a dar corpo ai personaggi.

In questo senso anche le scene di sesso, affrontate in maniera esplicita e violenta, sono funzionali alla verosimiglianza della narrazione.


4. Il pubblico di destinazione 

Il testo presentato mira a coprire il più ampio spettro di lettori. Il lettore-tipo è quello del romanzo thriller, amante del giallo e della suspense, di entrambi i sessi e di qualsiasi età (tenuto comunque conto del contenuto sessuale abbastanza esplicito).

La nostra società ha sottoposto il testo a diverse tipologie di lettori ed il riscontro è stato carico di interesse.

L'intreccio è stato giudicato avvincente e realistico. Il meccanismo dei piani narrativi sovrapposti ha generato curiosità e trepidazione.

Il personaggio principale è stato apprezzato da entrambi i sessi per motivi differenti. Le donne sono rimaste affascinate dall'avvenenza del protagonista ed avvinte dal binomio attrazione-repulsione verso i suoi atteggiamenti (un'alternanza emotiva che, all'indomani del fenomeno letterario di E. L. James, riscuote un successo indiscusso). Gli uomini, dal canto loro, hanno mostrato simpatia verso Harry Castellano e verso il suo modo di fare e ragionare, in cui è facile immedesimarsi.

Il disgusto suscitato dall'antagonista e dalle violenze che egli compie è riuscito a scatenare, ancor più nelle donne che negli uomini, un intenso desiderio di vendetta. Ciò è agevolato anche dall'angolo visuale femminile della narrazione, quello della giornalista che aiuta Castellano nelle indagini, e dalla descrizione curata e delicata della vittima.

 

5. Perché dovreste investire su Max Fiorelli  

Da alcuni anni a questa parte, il ventinovenne Max Fiorelli riesce a dedicare buona parte del proprio tempo alla scrittura, ed è determinato a diventare uno scrittore di professione e di successo.

Laureatosi in Giurisprudenza a Roma, sposato e padre di due figli, non ha mai abbandonato la sua passione viscerale per la scrittura, che lo accompagna sin da quando era giovanissimo.

Appena tredicenne, infatti, si classificò terzo al premio letterario nazionale Book'sBar con un racconto breve dedicato a Napoleone Bonaparte. Durante gli anni del liceo collaborò alla scrittura di due sceneggiature teatrali che ottennero importanti recensioni dai quotidiani di Roma Il Messaggero ed Il Tempo.

Con il nostro imprint, Virgibooks (di cui da quest'anno è anche editor), ha già pubblicato tredici opere, fra romanzi e racconti brevi di avventura e thriller.

Ciò mostra che Max Fiorelli è uno scrittore giovane ed affidabile, oltreché estremamente prolifico. Per far questo si tiene costantemente aggiornato sulle ultime preferenze dei lettori, leggendo molti libri l'anno sia in lingua italiana che inglese. Segue i più recenti trends dell'editoria moderna poiché non mira ad essere un autore di nicchia, ma uno scrittore letto da un pubblico quanto più ampio possibile.

A tal fine non è il tipico scrittore geloso del proprio testo e restio alle modifiche: fa della duttilità il suo punto di forza, sa lasciarsi consigliare dagli “addetti ai lavori” ed è sempre pronto a rimaneggiare la storia od il proprio stile di scrittura per andare incontro alle esigenze del mercato e dell'editore. Il suo costante aggiornamento in ambito letterario mantengono viva la sua fantasia e la sua capacità di modificare ed arricchire qualunque trama.

Nonostante la proficua e continua collaborazione con la nostra casa editrice digitale, la Virginia Creative Studios Ltd. e l’autore concordano nel ritenere che il testo che oggi Le sottopongo presenta tutte le caratteristiche necessarie per ambire ad essere pubblicato non solo come e-book, ma anche in versione cartacea. Grazie alle numerose pubblicazioni digitali, l’autore ha infatti raggiunto quella maturità stilistica e letteraria che gli consentono di tentare quel grande salto che è la pubblicazione cartacea con una casa editrice del Vostro calibro.

A Max Fiorelli non interessa solo pubblicare un libro e finire nel dimenticatoio, ma iniziare una collaborazione sinergica e scambievole con una casa editrice che voglia costruire con lui un percorso duraturo e fruttuoso per entrambi.

Le confermo che Max Fiorelli sta già lavorando al romanzo successivo e che è disponibile a partecipare attivamente a tutte le attività necessarie alla promozione del suo romanzo, in Italia e all’estero.

 

6. Marketing 

La nostra società affiancherà l’editore in tutte le attività di promozione che egli riterrà necessarie. Garantiamo la partecipazione attiva dell’autore a qualunque forma di presentazione, intervista ed attività promozionale.

La Virginia Creative Studios Ltd. è attiva sui principali social networks (Twitter, Instagram e Facebook), sui quali sarà ovviamente garantita adeguata risonanza al manoscritto in presentazione.

 

7. Lunghezza del manoscritto 

Il manoscritto che Le sottopongo ha una lunghezza di stampa approssimativa di 550 pagine. Considerando il genere trattato e i romanzi che a questo si possono accostare, ritengo che il manoscritto abbia una lunghezza in linea con le aspettative del mercato e soprattutto un numero di pagine che si possono ritenere adatte ai lettori appassionati del genere.

Questo è ancor più vero se si considerano i titoli che, nel genere, hanno ricevuto il consenso dei lettori negli ultimi anni, scalando le classifiche dei bestsellers.

Alcuni esempi: “Io uccido” (di Giorgio Faletti, edito da Baldini&Castoldi, di 682 pp.); “La verità sul caso Henry Quebert” (di Joel Dicker, edito da Bompiani, di 775 pp.); “È così che si uccide” (di Mirko Zilahy, edito da Longanesi, di 410 pp.); “Urla nel silenzio” (di Angela Marsons, edito da Newton&Compton, di 375 pp.); “Il lato oscuro dell’addio” (di Michael Connelly, Piemme, di 372 pp.).


[ESTRATTO/Ilcollezionista di urla di Max Fiorelli/ All rights reserved]


IL CACCIATORE E LA PREDA

 

Era vestita di tutto punto e aveva tanto l’aria di quella che dopo la doccia ha la pelle che profuma a lungo di latte detergente, uno di quei saponi vellutati e avvolgenti che piacciono tanto alle adolescenti perché trasmettono un’aria di pulito, di immacolato. Aveva anche bei capelli. Erano lisci e setosi, appena fatti e lunghi fino alle spalle, proprio come piacevano a lui. Lei se li stava lisciando con lenti movimenti della mano destra mentre aspettava ferma in piedi fuori dal locale, illuminata dalla luce giallo-verde dell’insegna sopra la sua testa.

Era la ragazza perfetta da stuprare, pensò subito, eccitato.

Erano settimane che stava cercando una come lei.

«Chissà se è una che strilla,» commentò pensieroso l’uomo. Nella voce c’era la stessa freddezza professionale che ci sarebbe stata in quella di un allevatore di cavalli, parlando di un puledro che si augurava galoppasse a dovere. «Ci sono quelle che mentre le fotti piangono ma non cacciano un solo urlo. E quelle, fidati, sono le peggiori. Perché allora ti devi distrarre e dargliele di santa ragione, prima di sentirle gridare un po’… Le odio.»

L’uomo seduto al posto di guida della grossa Mercedes aspirò dalla sua sigaretta. Per un brevissimo e intenso istante, la cenere incandescente illuminò il suo viso perfido. Due freddi occhi color nocciola erano incassati su di esso, come due crateri. Era un uomo robusto, un energumeno che quasi ci stava stretto in quella macchina. Le spalle erano corpulente e il collo massiccio. Così immobile, ricordava un pesce delle profondità oceaniche in attesa di qualcosa di succulento da divorare.

Fece distrattamente spallucce al suo capo.

«Va bene che strilli,» commentò, «ma che non sia una di quelle che scalciano. Non mi va di uscirmene con lividi… Non stavolta.»

L’uomo sul sedile posteriore rise divertito all’intelligente appunto del suo compare. Già, era proprio vero. Ogni tanto capitavano anche quelle che picchiavano duro. Quelle che si opponevano fino all’ultimo con tutte le loro forze, tirando fuori un’energia che non avresti creduto possibile per dei corpicini così esili. Una rabbia che sembrava impossibile, su visi così angelici. Era capitato almeno una decina di volte, ora che ci pensava.

Tornò a guardare fuori in strada la sua nuova preda, sempre più interessato. Gli piaceva osservarle, un po’ come accadeva con i pesciolini tropicali del suo acquario. Le guardò prima il culo rotondo e tornito, chiuso nei leggings neri. Era l’ideale per quello che aveva in mente. Quindi proseguì la sua analisi soffermandosi su quella coda di cavallo eseguita alla perfezione che arrivava a lambirle la vitina stretta. Sperava tanto che potesse sopportare tutta la procedura che aveva in serbo per lei. E in febbrile trepidazione, pensò che avrebbe potuto tenerla saldamente da quei bei capelli soffici mentre si divertiva a cavalcarla. I capelli lunghi erano le briglie migliori per gli uomini come lui.

Si passò la lingua sulle labbra secche che sapevano di vino e tabacco. E mentre lo faceva pensò che avrebbe dovuto posizionare la telecamera in un luogo idoneo. Magari, ci girava attorno da tempo, avrebbe anche potuto installarne una seconda. Quando gli capitavano quelle con la coda di cavallo era fondamentale avere una buona vista di lato sulla scena. Il bello era proprio quello: la sua mano che teneva saldamente i capelli, la testa di lei che veniva tirata all’indietro e la schiena che s’inarcava facendogli gustare un’entrata magnifica.  

L’uomo inghiottì la saliva che gli inumidiva le fauci, fece scattare il suo Dupont e si accese anche lui una sigaretta. Il fumo denso in quella macchina aveva ormai avvolto le due sagome scure che erano diventate irriconoscibili, come spettri.

Il tempo di assaporare il gusto amaro del tabacco e poi l’uomo tornò a pensare nuovamente alla sua nuova preda, ancora più eccitato di prima. C’era da sperare si arrendesse subito, si disse, e che non lo facesse penare eccessivamente. Quelli erano imprevisti frequenti, e andavano sempre considerati con attenzione.

All’inizio le ragazze gli davano sempre un po’ di problemi, ed era pure normale. Questo succedeva soprattutto quando si svegliavano dallo stordimento in cui le aveva fatte precipitare e realizzavano, così di colpo, la ragione per cui si trovavano nella ‘tana’, completamente nude e legate mani e piedi.

Una volta, una era riuscita a slegarsi e avevano dovuto rincorrerla per tutto il piano. Non era stato affatto piacevole.

No, c’era da organizzarsi per bene. Telecamere comprese.

Scacciò dalla testa quei dettagli che potevano attendere. L’importante era che il divertimento sarebbe stato comunque assicurato anche per quella notte. Avesse opposto o meno resistenza, la nuova ragazza trovata dal suo autista era perfetta. Proprio come la voleva lui. Certo, aveva qualcosa delle amiche di sua figlia e questo un po’ lo turbava. Ma sarebbe riuscito a superare quel particolare una volta cominciato a lavorare su di lei. Era sempre così.

Senza accorgersene, l’uomo si era agitato così tanto che la cicca della sigaretta gli era caduta sui pantaloni grigi del completo, finendo sulla scarpa scamosciata. Si pulì stizzito e tornò a guardarla con quegli occhi bramosi, neri come la pece, che già la spogliavano smaniosi di lei.

Per un momento provò una specie di paura deliziosa, una sensazione molto diversa dall’eccitazione sessuale da cui era corroso. Era conscio della gravità dei gesti che compiva per spassarsela, ovviamente; e anche di come la società giudicasse raccapricciante e abominevole la sua condotta.

Lui era un mostro per loro, pensò ridendo tra sé.

Il demonio in carne ed ossa, niente meno!

Almeno, questo pensava di lui la quasi totalità delle persone, comprese probabilmente le sue stesse vittime. Ma la cosa non lo scoraggiava affatto. Anzi, lo divertiva. Aggiungeva al piacere sessuale quell’appagamento subdolo meramente mentale che solo l’abuso del potere e la certezza dell’impunità sanno offrire all’uomo che sappia apprezzarli. La gente non poteva capire…

Tornò a contemplare la strada.

Lei era ancora ferma davanti al ristorante giapponese. Era in compagnia di altri tre ragazzi della sua età e stavano aspettando qualcuno, forse altri amici. Aveva un bel corpo snello e atletico, il culo alto e due cosce tenere che già immaginava tendersi e contrarsi, tentando disperatamente di respingere i suoi affondi. Il faccino disegnato era pulito e pallido, ma forse un po’ troppo strafottente, ora che ci rifletteva.

Gli venne subito da ridere, perché ci avrebbe pensato lui a raddrizzare quella sfacciataggine. Poi gli capitò pure di ripensare alla sua ultima frase.

Un faccino pulito.

Rise ancora. Non esistono donne pulite, rammentò a sé stesso. E la cosa era in un certo senso positiva, per uno come lui. Non voleva certo una che non avesse mai visto neppure un uomo nudo. Troppe cose da spiegare, in quei casi. Troppe cose da dire.

Si rosicchiò l’unghia, irrequieto.

Andava bene una già avviata, erano quelle senz’altro le migliori. Sperava soltanto che non gli fosse capitata tra le mani una finta acqua cheta. Di quelle che, alla fine, quasi godono nell’essere violentate. Due o tre volte gli erano capitate sottomano donne del genere, e non si era divertito per niente. Le urla e i pianti facevano parte del festino che si era programmato. Senza quelle, il divertimento era pari a zero. Sarebbe stato meglio andare con una prostituta, a quel punto. Meno fatica.

Ma non era comunque quello il suo stile. Lui era un cacciatore e aveva bisogno del brivido, come lo chiamava lui.

«E’ rientrata, signore.»

La voce atona, di un distacco clinico, era quella del suo autista. Il suo prezioso aiutante. Senza la sua collaborazione, quelle avventure notturne sarebbero state di fatto inattuabili. E l’uomo non era semplice spettatore di quelle bravate, perché anche a lui piaceva recitare attivamente la sua parte. Partecipava anzi sempre energicamente e con gusto.

 I due avevano smascherato quella sua perversa inclinazione quasi per caso. Circa due anni prima si trovavano in Colombia, per un congresso internazionale. Il suo autista gli faceva ancora da portaborse, al tempo. La scoperta era avvenuta in modo del tutto accidentale. L’uomo era entrato casualmente nella sua camera da letto, sorprendendolo ad ‘operare’ su una stagista francese che aveva drogato con la scusa di un drink serale. Per tenere la bocca chiusa e coprirlo, l’uomo aveva voluto ovviamente la sua parte di spasso. Una richiesta inaspettata che lui aveva accontentato senza troppe riserve. Anzi, aveva scoperto che la cosa lo eccitava non poco. Guardare un altro uomo operare sulle sue prede era in un certo senso come godere due volte. Gli era piaciuto.

Da lì in poi, era nato un sodalizio efficace. Sceglievano sempre insieme le ragazze. E in fondo, per quello che chiedeva come ricompensa, la sua presenza era davvero insostituibile.

Era lui a colpirle quando c’era bisogno. Era lui a legarle, chiuderle nel portabagagli e scaricarle nei vicoli quando la ricreazione era finita. Era lui a fare la spesa di tutto l’occorrente e raccogliere le informazioni utili su di loro. Scopriva se erano fidanzate, se tornavano a casa da sole, se avevano famiglia, gli orari che facevano e le strade che percorrevano abitualmente. Tutto.

«Aspettiamo qui, signore?» gli chiese il fedele autista.

Lui non rispose. Il suo stomaco gorgogliava. Guardò il sottile Cartier al polso. La lancetta ogni tanto gli sembrava camminare troppo lentamente, tanta era l’ansia di procedere che lo consumava.

Erano due giorni che non toccava il corpo di una donna e fremeva dalla voglia di svuotarsi. Ma avevano almeno due orette, prima di rivederla uscire dal ristorante e mettersi a lavoro su di lei. E adesso la fame si stava confondendo con il desiderio.

«Non c’è bisogno. Andiamo a mangiarci qualcosa,» rispose lui. «Voglio lo stomaco pieno, prima di cominciare.»

L’autista ubbidì e mise in moto. La macchina era parcheggiata sul marciapiede opposto al ristorante in cui la ragazza era entrata, ferma tra un cassonetto e una Range. Erano appartati lì dalle sette, ma i vetri oscurati e il fumo delle sigarette li avevano protetti da sguardi indiscreti. Vista così, l’auto sembrava spenta.

L’uomo era così tranquillo che tornò a leggere le notizie dal suo iPad.

Tutto sarebbe andato per il meglio, come sempre.

La macchina, quel bestione da centosessantamila dollari, si accese luminosa come un’astronave. Uscì dal parcheggio con lentezza pachidermica e tornò in strada. Penetrò lentamente in due vicoli bui e poi accelerò l’andatura in prossimità di via del Babuino, nel centro storico di Roma.

«Ti piace?» domandò l’uomo al suo autista.

Non sapeva perché, ma il parere del compare gli interessava sempre.

Guardò fuori dal finestrino. La macchina aveva appena raggiunto Piazza del Popolo, un bel cielo tappezzato di stelle esplodeva su Roma. Quella sera sua moglie era a casa con delle amiche per giocare a Burraco, un gioco che aveva imparato vivendo in quella oziosa città e che l’aveva quasi resa dipendente. Con l’arrivo del clima mite, la terrazza del suo attico si sarebbe riempita sempre più spesso di donne della buona società romana innamorate del gioco delle carte. E lui avrebbe avuto ancora più spazi di manovra, più tempo. Lei non lo voleva mai a quelle cene, ma adorava gustarsi con lui i video delle sue scorrerie.

Sogghignò contento al pensiero della stagione splendida che si apriva. Con l’arrivo della primavera, qualcosa si risvegliava in quella città di solito così noiosa. Per lui sarebbe cominciata la stagione della caccia grossa. La natura benediceva infatti la capitale con un clima invidiabile, atmosfere uniche che facevano accorrere mandrie di turisti da tutto il globo. La città si riempiva di ragazze giovani e belle con il vizio di bere e restare in giro fino a notte fonda.

Sarebbe stato un gioco da ragazzi rimediare un passatempo ogni settimana.

«Allora, ti piace?» insistette.

L’autista ci aveva messo un po’ a rispondere. Poi guardò due o tre volte nello specchietto retrovisore, si pizzicò l’enorme lobo dell’orecchio e inserì il cambio automatico.

«La roscia di Bruxelles era meglio,» rispose algido, anche un po’ annoiato. «Ma questa anche è molto carina. Gliel’ho segnalata apposta…»

Era come se avesse parlato di un vino che sapeva di tappo ma che si poteva comunque provare a bere. Era divertente e l’uomo seduto dietro sorrise, un ghigno sadico.

Già, Bruxelles. Sapeva bene di cosa stesse parlando. Aveva ancora quella ragazza davanti agli occhi. La settimana faticosa e noiosa di incontri e workshop che aveva trascorso in Belgio il mese prima era stata salvata da quell’improvvisa apparizione che s’era manifestata loro dopo ben quattro ore di caccia nella zona di Ixelles, quella più battuta dagli studenti dei programmi di scambi internazionali.

«Lo credo bene che era meglio! Quel culetto stretto era un sogno. Abbiamo consumato due confezioni di vasellina quella notte, ti ricordi? E poi, Dio santissimo, urlava come un maiale al macello...»

«Quelle sono le serate che non ti scordi…» commentò l’altro, tamburellando le mani callose sul volante. Si ricordava ancora il calore dell’intimità di lei, mentre la esplorava.

«Cristo se è così.»

L’uomo sentì qualcosa risvegliarsi nei suoi pantaloni e premere contro il completo, raschiare contro la zip metallica quasi a fargli male. Dovette accendersi una seconda sigaretta, nonostante ne avesse appena finita una.

«Quelle come quella lì sono merce rara…» commentò, chiudendo il discorso.

«Vedrà, la faremo urlare comunque. Come sempre. Non disperi.»

«Chi, io?» L’uomo seduto dietro sbuffò, divertito. «Disperare? Mai.» Poi si sporse verso il posto di guida. «Fermati a un McDonald’s. Ho voglia di un dannato panino pieno di salse, stasera…»

La macchina rallentò e la freccia destra lampeggiò. C’era un McDonald’s a Piazza di Spagna, ed era il preferito del suo capo perché aveva un cuoco del Texas che bruciava gli hamburger al punto giusto.

«Il cardiologo le ha detto di smetterla con quella robaccia…»

«Al diavolo il cardiologo…» rispose lui, secco. «E poi, stasera, l’attività fisica non mancherà.»

L’altro rise. «Eccome.»

 

 * * *

 

Un mese dopo

 

ROMA

 

* * *


PARTE PRIMA

 

1

 

La poltrona su cui era seduto era inspiegabilmente scomoda. Considerato quanto gli stava costando quella stanza, non si sarebbe mai aspettato una caduta di stile del genere. Comunque, sedia molesta a parte, fuori dalla finestra della Penthouse il sole accecante prometteva una giornata gradevole.

L’Hotel Eden, dove si trovava da due giorni, era stata una scelta davvero azzeccata. L’albergo era forse il migliore di Roma. Era stato ristrutturato da poco e per una cifra davvero stratosferica. Le stanze e i corridoi profumavano ancora di vernice fresca, le lenzuola erano immacolate. Tutto era magnifico. Roba per veri ricchi.

Per gente come lui, quindi, meditò compiaciuto.

Da circa un anno – e precisamente da quando era diventato spaventosamente ricco – Harry Castellano era un cliente fisso degli Hotel appartenenti alla prestigiosa catena The Dorchester Collection. Avevano suite mirabolanti, un personale asservito il giusto e delle SPA da sogno in cui era possibile appartarsi anche in coppia, il che non era proprio un dettaglio insignificante.

Le cameriere, poi, tema su cui era molto sensibile – proprio come le hostess – erano generalmente deliziose alla vista, in linea con la quasi ossessiva ricerca di perfezione perseguita dalla catena.

Quasi gli dispiacque, quindi, di avere scelto proprio quella sedia per sedersi. Quel cuscino così robusto sotto il suo delicatissimo fondoschiena, appena uscito da un giorno di rilassanti massaggi asiatici, era la prima macchia nera su un soggiorno che fino a quel momento era stato eccellente sotto tutti i punti di vista. Ne avrebbe parlato con il direttore, senza dubbio.

Già, il direttore.

Lamentarsi con quei tipi era uno dei lussi dell’essere tremendamente ricco. Uno dei più divertenti.

«Allora, Mr. Castellano, parlavamo del suo passato come detective della Squadra Omicidi del Dipartimento di Polizia di Miami...»

La giornalista accavallò quelle gambe lunghe abbronzate e depilate da poco, ottenendo immediatamente l’attenzione dell’americano. Per uno squisito istante, fu quasi certo di avere percepito nelle sue narici una leggera quanto tenace folata di quello che amava chiamare il sommo odore di donna. E cominciò a divagare, smarrendosi in sogni di accecante perversione…

Ma tornò subito alla realtà. A meno che quella mattina la ragazza avesse deciso di non indossare le mutandine – cosa che, tra l’altro, non si sentiva di escludere a priori – era tutto altamente improbabile. Stava solo sognando.

Doveva smetterla di vedere il sesso ovunque, si disse. Non era sano.

Lui la guardò e lei ricambiò con uno sguardo inceneritore che stonava con il visino da secchiona della classe. Sembrava infastidita dal modo distratto con cui lui si stava concedendo alla sua tanto sofferta intervista.

«Mi sta seguendo, Mr. Castellano?» reclamò educatamente la ragazza.

Lui esibì uno dei suoi migliori sorrisi smaglianti, quello che il suo agente aveva scelto per la copertina del suo ultimo best-seller e che il suo professore di recitazione gli aveva insegnato. Era rassicurante e metteva in risalto la sua dentatura perfetta, gli dicevano, grazie alla quale il suo dentista di Beverly Hills aveva fatto rifare le tette alla moglie. Gli aveva fatto vedere una foto dal cellulare. Erano uno spettacolo!

«Certo che la seguo, signorina...» bofonchiò lui.

Castellano si mise più comodo sulla sedia insidiosa e si sporse un po’ verso di lei. Voleva vedere meglio quel davanzale così considerevole. Accertarsi che non si trattasse di un banale reggiseno imbottito o di un qualche inganno prospettico. Non gliela avrebbe mai perdonata una truffa simile, non ad una ragazza dall’aria così seria e professionale.

«Mi deve proprio scusare, ma ho scordato il suo nome…»

Lei alzò lo sguardo verso il soffitto, ma rimase controllata. Aveva un bel collo liscio velato da un po’ di sudore dato dell’emozione. In corrispondenza delle vene, la pelle nivea era arrossata.

«Domiziana, Mr. Castellano. Domiziana Salini.»

Che nomi strani che portano le italiane, pensò. Poi l’uomo si ritrasse di nuovo, pigiandosi contro lo schienale. Incredibile, rimuginò. Quelle bombe atomiche erano davvero le sue! Non se lo aspettava, doveva ammetterlo. Roba del genere, naturale al cento per cento, l’aveva vista solo nelle campagne del Wyoming, tra le contadine che ogni tanto i democratici inserivano negli spot elettorali a immagine della genuinità e purezza della vita di campagna.

«My my…» Accipicchia, gli scappò ad alta voce.

«Prego

Castellano trasse un profondo respiro. Era ora di smetterla di fare il coglione. Si raddrizzò, si sedette composto e lanciò un’occhiata al suo riflesso nel grande specchio del salottino. Quel completo nuovo blu notte gli stava a pennello, ideale per la presentazione del suo libro e il pranzo d’affari che aveva in programma quel giorno.

Adorava vestire italiano e in più quel giorno si sentiva in forma smagliante. Tutto sarebbe stato perfetto in quella settimana, se non fosse stato per quel noioso impegno mattutino. Non gli piacevano proprio le interviste. Ed essenzialmente perché, di solito, non riusciva a fare nei giornalisti quell’impressione da intellettuale che gli occorreva per vendere il suo libro e a cui il suo agente sembrava tenere moltissimo. E il suo cervello cominciava allora a spassarsela, divagando silenziosamente, e lo faceva per legittima difesa. Perché il suo proprietario non poteva darsela a gambe come avrebbe voluto.

Lei però continuava a fissarlo, interdetta. Ed era ora di dire qualcosa.

«Dicevo, accipicchia se il mio passato come detective del MPD è stato importante…»

Castellano ritrovò il suo migliore tono serio, quello che usava quando insegnava alle reclute di Miami. Quando era ancora un detective di mezza età sposato a una frigida bisbetica e con una madre bloccata in casa sulla sedia a rotelle. Al solo pensiero, gli veniva un attacco di diarrea.

«… Poi, a quarant’anni, ebbi la geniale intuizione di comprarmi un pc e mettere su carta parte delle avventure vissute durante i miei anni di servizio. E’ nato così il detective Harder, signorina...» spiegò, tronfio. «All’inizio non credevo che il mio personaggio potesse piacere per davvero. Poi, quando il mio agente mi ha chiamato per dirmi che avevo venduto quasi un milione di copie in un solo week-end, mi sono ubriacato e sono uscito a fare il bagno nudo a Miami. Per poco non mi arrestavano… Ma questo non lo scriva.»

La ragazza sorrise mentre prendeva qualche appunto sul suo tablet. La poltrona era scomoda anche per lei, e nel tentare di alleviare un principio di mal di schiena si protese leggermente in avanti. La gonna si sollevò allora di mezzo centimetro di troppo e il seno si fece ancora più prominente, quasi sul punto di uscire dal balconcino e cadere sul pavimento.

Quei movimenti non sfuggirono a Castellano. Dio cosa avrebbe dato per farsela lì, seduta stante, senza troppe chiacchiere…

Sbuffò. Si stava scaldando. Aveva bisogno di una donna, e alla svelta.

Lei accavallò di nuovo le gambe. E lui sentì di nuovo quell’odore.

Era davvero troppo. Si alzò.

«Ho bisogno di un drink…» dichiarò, sfinito. «Lei beve qualcosa, signorina?»

La ragazza guardò l’orologio, smarrita.

«Ma sono le undici del mattino, signore...»

Lui già non sentiva più la voce di lei, seduta nell’altra stanza. Quasi correndo aveva raggiunto il carrello dei liquori. Era ben fornito e posizionato in modo tale che, mentre ci si serviva da bere, l’occhio potesse volare distratto su una vista davvero mozzafiato di Roma. Ed esattamente come gli era accaduto la sera prima, mancò il bicchiere e versò un poco di Gin a terra.

«Shit!» Merda!

Aveva macchiato un paio di scarpe da cinquecento dollari.

Poi qualcuno alle sue spalle si schiarì la voce e lui si voltò.

«Non vorrei essere scortese, ma mi sta facendo perdere un sacco di tempo, Mr. Castellano.»

Quella pseudo-giornalista con un futuro sicuro nell’industria del porno d’autore era comparsa alle sue spalle e lo guardava demoralizzata. In effetti era già passata un’ora e aveva riempito sì e no solo mezzo foglio word con quell’intervista organizzata da settimane. Se voleva sperare di portarsela a letto prima di mezzogiorno, doveva cominciare a essere un po’ più collaborativo. Darle qualcosina su cui fantasticare e qualcosa di buono da mostrare in redazione. Funzionava così con le giornaliste, in tutto il mondo.

Lei attaccò di nuovo.

«Senta, mi farebbe la cortesia di rispondere a qualche domanda che ho preparato?»

La voce di lei era cortese, disponibile, affabile. Il piedino chiuso nel decolleté prestato dalla mamma aveva battuto un colpo agitato sul pavimento. E lui era un dannato verme, perché proprio non riusciva a smettere di spogliarla con occhi ingordi. Era senza vergogna.

Sbuffò, annoiato. «Le dispiace se mentre finisc